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I'd Like To Give It
20 settembre 2012
Come ragni

E si sta lì, appesi a un filo che non esiste più.
Perché una volta, quando si aspettava una telefonata, si stava effettivamente appesi a un filo. Si, quando c’era la SIP.
Ora si sta appesi a un sogno, un pensiero, a quello squillo maledetto che dorme dentro tutta quella plastica alimentata a batterie.
Ci spero. Ne ho bisogno.
E non riesco a far altro che guardare il telefono, come un quindicenne innamorato, fantasticando su come cambierebbe al mia vita dopo.
Non se, dopo.
Perché arriva. Deve arrivare.
Me la merito.


E squilla, dai!




permalink | inviato da ifiunidit il 20/9/2012 alle 10:54 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
12 settembre 2012
Siamo al dunque

Il dunque. Che poi, dunque, è anche una parola che non mi suona bene. Dunque. Non mi convince.
Ma ci siamo.
Nelle prossime ore potrebbe cambiare la mia vita. Potrebbe anche rimanere la stessa con una botta di autostima, ma poco conta, ora.
Quello che conta è che sono davanti al solito bivio: il certo per l’incerto.
La cosa che mi impaurisce parecchio è che non sono spaventato dalla strada che si apre. Non ho timore, non ho pensieri, la sto valutando dall’alto, come si dovrebbe fare.
Sarà che l’età conta.
Sarà che avere un “certo” da sfoggiare fa si che l’incerto spaventi meno.
Sarà.
Domani sarò lì, come quando ho iniziato, come quando è partita quest’avventura che ha occupato vent’anni della mia vita e potrei, con un battito di ciglia, salutare l’autostrada che ho percorso fino ad ora per prenderne un’altra.
Brividi, ma si deve crescere.
E se non si rischia non si cresce.
La sicurezza della via vecchia mi sta uccidendo.
E poi, del resto, solo gli insicuri vivono alla ricerca di una sicurezza.




permalink | inviato da ifiunidit il 12/9/2012 alle 15:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 settembre 2012
Aspettata

Non è che si può vivere sempre sotto la spada di Damocle dell’incontro che ti risolve la vita!
Del resto erano le sette del mattino e Niall le stava a non più di tre metri, accovacciato, con l’espressione di chi la sta facendo grossa.
Alessia si era infilata la sua tuta grigia, quella col cappuccio e con la scritta Lonsdale un po’ slavata, le scarpe da ginnastica bianche ed aveva raggiunto Niall alla porta.
In ascensore si era letteralmente accartocciata i capelli con un grosso pinzettone nero e tolta con il mignolo una leggera caccola dall’occhio destro, poi aveva tirato su la zip perché non si vedesse troppo l’incavo del seno.
Niall era schizzato fuori dal portone come al solito ed aveva iniziato ad annusare l’erba.
Federico aspettava la ragazza col cane buffo già dalle sette meno dieci. Ormai si era organizzato per uscire essere in macchina giusto in tempo, con la radio sintonizzata sul suo canale preferito.
Avrebbe avuto un’altra giornata di merda, lo confermava anche l’oroscopo.
Lui non l’aveva neanche sentito, aveva gli occhi fissi sul portone numero 44, in attesa di vedere schizzare fuori quel mucchio di peli bianco e marrone.
Poi rimaneva lì, perso, a guardarla arrivare, nella sua tuta grigia, che le fasciava le gambe, i fianchi, il sedere, le scarpe da ginnastica che le regalavano quell’andatura così sexy, oscillare ritmico di fianchi avidi, la zip appena tirata giù a mostrare solo il collo, collo che avrebbe passato ore a baciare, quegli occhi verde scuro, dove avrebbe voluto perdersi per qualche vita e quei capelli raccolti malamente in cui infilare il naso per respirarla un po’.
Arianna passava di fianco all’auto di Federico col guinzaglio in mano, senza mai notarlo.
Alessia non sapeva di essere così bella.
Federico si perdeva ancora un po’, metteva in moto l’auto e iniziava a muoversi dentro la sua giornata di merda, con un sorriso che avrebbero dovuto combattere parecchio per levarglielo dalla faccia.
Tanto lui lo ritroverebbe l'indomani.




permalink | inviato da ifiunidit il 5/9/2012 alle 16:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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